Un primo passo verso l’abbattimento del muro dell’acqua

COMUNICATO STAMPA

Strasburgo, 9 settembre 2015

 

Barbara Spinelli (Gue/Ngl) esprime la più viva soddisfazione per il voto del Parlamento europeo in favore del rapporto di iniziativa presentato l’8 settembre dalla collega irlandese Lynn Boylan (Sinn Fein) in seguito all’Iniziativa di cittadinanza europea L’acqua è un diritto (Right2Water).

“Gli eurodeputati si sono pronunciati a grande maggioranza perché l’accesso all’acqua venga considerato un diritto umano. In nome della società civile, è stato chiesto alla Commissione europea di guardare all’acqua come a una risorsa vitale e necessaria per la dignità, un bene esente da accordi commerciali e regole di mercato. Questo implica che l’acqua dovrà essere esclusa dal Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) e dal Trade In Service Agreement (TISA).

«Affermare che l’acqua non è una merce, “non è un prodotto di scambio, ma un bene pubblico essenziale per la vita e la dignità umana”, come si legge nella risoluzione, significa fermare la spinta alla privatizzazione impressa agli Stati membri dalle politiche della troika. L’enorme mobilitazione promossa dal movimento europeo mostra che i cittadini possono prendere la parola e spingere le istituzioni a decidere sull’inappropriabilità dei beni comuni.

«Secondo la risoluzione, inoltre, la Commissione “non dovrebbe in nessun caso promuovere la privatizzazione delle aziende idriche nel quadro di un programma di aggiustamento economico o nell’ambito di qualsiasi altra procedura in materia di coordinamento della strategia economica dell’UE”. Si tratta di una vittoria della democrazia in tutta l’Unione, dove nel 2013 vennero raccolte 1 milione 884.790 firme, e in Italia, dove nel 2011 oltre 27 milioni di persone votarono al referendum per l’acqua pubblica.

«Esprimo soddisfazione anche per l’invito rivolto a Stati membri e Commissione a “ripensare e rifondare la gestione della politica idrica sulla base di una partecipazione attiva, intesa come trasparenza e apertura al processo decisionale dei cittadini”. Quella sull’acqua è stata la prima ICE discussa e approvata dal Parlamento europeo, promossa in seguito alla partecipazione attiva dei cittadini europei.

«Certamente non si tratta di una battaglia conclusa, e non solo perché la parola sta ora alla Commissione. La risoluzione si rifà all’affermazione dell’Onu circa l’accessibilità economica dell’acqua, ma studiosi come Riccardo Petrella sostengono giustamente che i costi dell’acqua – bene comune – dovrebbero esser coperti dalla fiscalità generale, non da prezzi chiesti ai consumatori. Ma è stato segnato un passo di grande importanza su una strada che dovrà continuare, e giungere sino a quello che il prof. Petrella chiama l’abbattimento del Muro dell’acqua».

Antonio Cantaro: se il Ttip espelle i popoli

Articolo di Antonio Cantaro pubblicato su «Il Manifesto», 4 dicembre 2014

Se l’Accordo di Par­te­na­riato Tran­san­tla­tico (Ttip) dovesse andare in porto, quel giorno i popoli euro­pei avranno avuto il loro car­tel­lino rosso. Espulsi dall’amico ame­ri­cano da un campo di gioco che un tempo era ter­ri­to­rio e spa­zio pre­si­diato dagli Stati sovrani euro­pei. Con il Ttip viene, infatti, messa in mora quella forma di Stato della quale ancora, sem­pre più stan­ca­mente, van­tiamo nelle nostre aule di Giu­ri­spru­denza le magni­fi­che e pro­gres­sive sorti. Per gli apo­stoli del libero scam­bio lo Stato sicu­rezza, lo Stato di diritto, lo Stato sociale costi­tui­scono resi­dui di un ancien régime che ille­git­ti­ma­mente osta­co­lano la bene­fica con­cor­renza tra le nazioni, la cre­scita mon­diale, la dif­fu­sione del benessere.

I fau­tori del Ttip vogliono libe­rarci. Abbat­tere le bar­riere nor­ma­tive al com­mer­cio tra Stati Uniti ed Unione Euro­pea (le dif­fe­renze nei regolamenti tec­nici, nelle norme e nelle pro­ce­dure di omo­lo­ga­zione), aprire entrambi i mer­cati dei ser­vizi, degli inve­sti­menti, degli appalti pubblici.

Sostan­zial­mente una totale libe­ra­liz­za­zione del com­mer­cio tran­sa­tlan­tico. Un mer­cato comune che pro­cu­rerà van­taggi all’industria auto­mo­bi­listica delle due sponde dell’Atlantico, a quella chi­mica e far­ma­ceu­tica del Regno Unito; e che, di con­verso, pena­liz­zerà l’agro-alimentare dei paesi medi­ter­ra­nei. Ma che – ci assi­cu­rano — pro­cu­rerà van­taggi dif­fusi e mira­bo­lanti bene­fici siste­mici.
Sulla base di con­tro­verse ed incerte pro­ie­zioni, di una mes­sia­nica fidu­cia glo­ba­li­sta, si trat­tano gli ordi­na­menti di Stati ancora for­mal­mente sovrani come pro­dotti da met­tere in con­cor­renza per espun­gere i meno ido­nei a sod­di­sfare le attese degli inve­sti­tori. Capo­vol­gendo l’idea tra i comuni mor­tali, che gli ordi­na­menti giu­ri­dici rap­pre­sen­tano il qua­dro entro il quale si svolge la com­pe­ti­zione eco­no­mica e non uno degli oggetti di essa.

Dar­wi­ni­smo nor­ma­tivo che pri­vi­le­gia i rap­porti mate­riali di forza sui rap­porti giu­ri­dici. Capi­ta­li­smo anar­chico che distrugge gli stessi fon­da­menti isti­tu­zio­nali dell’economia di mer­cato.
L’ennesimo licen­zia­mento senza giu­sta causa. Que­sta volta il ber­sa­glio è lo Stato euro­peo. Lo Stato sicu­rezza, in primo luogo.

La rimo­zione delle bar­riere nor­ma­tive com­pro­mette, infatti, con­so­li­date garan­zie a tutela dei lavo­ra­tori, dei con­su­ma­tori, della salute, dell’ambiente. Con­trolli, eti­chet­ta­ture, cer­ti­fi­ca­zioni potreb­bero essere con­si­de­rate bar­riere indi­rette al libero scam­bio in set­tori cru­ciali quali la chimica-farmaceutica, la sanità, l’auto, l’istruzione, l’agricoltura, i beni comuni, gli stru­menti finan­ziari: è tipi­ca­mente il caso degli orga­ni­smi gene­ti­ca­mente modi­fi­cati, la cui intro­du­zione mas­siva nell’agricoltura euro­pea è stata finora ral­len­tata da una serie di regole ispi­rate all’europeo prin­ci­pio di precauzione.

Ma il car­tel­lino rosso degli apo­stoli del libero scam­bio non rispar­mia nem­meno i prin­cipi dello Stato di diritto. Il Ttip rende, infatti, pos­si­bile citare in giu­di­zio l’Unione e gli Stati nazio­nali, vani­fi­cando la pre­ro­ga­tiva pub­blica di eser­ci­tare il potere giu­di­zia­rio sul pro­prio ter­ri­to­rio. Le con­tro­ver­sie com­mer­ciali ver­reb­bero affi­date a spe­ciali corti extra­ter­ri­to­riali. Le mul­ti­na­zio­nali sareb­bero auto­riz­zate a tra­sci­nare in giu­di­zio governi, aziende, ser­vizi pub­blici rite­nuti non com­pe­ti­tivi, a esi­gere com­pen­sa­zioni per i man­cati gua­da­gni dovuti a regimi del lavoro con­si­de­rati troppo vin­co­lanti, a leggi ambien­tali giu­di­cate troppo severe.

Car­tel­lino rosso, infine, anche per lo Stato sociale. Il mer­cato comune Europa-Usa dan­neg­gerà interi set­tori del sistema pro­dut­tivo euro­peo. Que­sti per soprav­vi­vere si appel­le­ranno, in nome del supe­riore inte­resse a non dein­du­stria­liz­zare il Vec­chio Con­ti­nente, all’inderogabile esi­genza di ulte­riori tagli alla tas­sa­zione. E, quindi, alla spesa pub­blica, alle poli­ti­che di wel­fare. Un accordo, insomma, colmo di agguati che rischia di spaz­zare il buono che c’è nell’acquis com­mu­ni­taire. Sono, insomma, in discus­sione disci­plina e diritti che costi­tui­scono un ele­mento iden­ti­fi­ca­tivo dell’european way of life.

Sor­prende il silen­zio com­plice delle classi diri­genti dei paesi medi­ter­ra­nei rispetto all’Accordo di Par­te­na­riato Tran­sa­tlan­tico, ade­rendo al quale il pro­gramma di libe­ra­liz­za­zioni subi­rebbe un’escalation desti­nata a can­cel­lare ogni trac­cia di auto­no­mia poli­tica, eco­no­mica, cul­tu­rale dell’Europa.

Bar­bara Spi­nelli ha pro­po­sto una rap­pre­sen­ta­zione spie­tata di que­sto silen­zio. «Re dor­mienti» che hanno dimen­ti­cato cosa siano una corona e uno scet­tro, ignari dei costi che il mer­cato comune Europa-Usa com­porta per i paesi dell’Unione, in par­ti­co­lare per quelli mediterranei.

Serve qual­cosa che asso­mi­gli a quei con­tro­mo­vi­menti sui quali, a suo tempo, si arro­vel­la­rono Marx, Polany, Gram­sci. Pode­mos? Io penso di sì.

Nuova Commissione: reazione di Gabi Zimmer, presidente gruppo GUE/NGL

Bruxelles, 10 settembre 2014

Gravi dubbi sulla composizione della nuova Commissione

La presidente del gruppo GUE/NGL ha dichiarato che la nuova Commissione europea, la cui formazione è stata annunciata oggi da Jean-Claude Juncker, dovrà cambiare radicalmente direzione se intende combattere la disoccupazione e la povertà e ristabilire la fiducia dei cittadini nell’Unione Europea.

“I vice-presidenti della Commissione avranno una responsabilità maggiore; non avremo 28 Commissari concentrati esclusivamente sui loro portafogli e sui loro interessi nazionali. Ma perché non c’è un «super-Commissiario» per la crescita economica e le norme minime economiche e sociali al fine di ridurre la disoccupazione e la povertà? Dato l’alto livello di disoccupazione giovanile e la crescente povertà ci saremmo aspettati la creazione di questo fondamentale portafoglio”, ha detto la presidente Zimmer.

Zimmer ha inoltre sottolineato che il Gruppo ha varie riserve su molti dei commissari designati:

“C’è da chiedersi se Oettinger, il Commissario designato per l’Economia e la società digitale, opererà davvero nell’interesse dei cittadini, dati i suoi trascorsi di Commissario per l’Energia che su questioni come la povertà energetica lo hanno visto impegnato soprattutto a rappresentare gli interessi delle compagnie. L’industria petrolifera accoglierà con favore la designazione di Miguel Cañete – tristemente noto per i suoi legami con le compagnie petrolifere e per i commenti sessisti espressi durante un dibattito televisivo – al ruolo di Commissario per l’Energia e il clima. E il candidato irlandese Hogan, designato all’Agricoltura, ha tentato di impedire alle autorità locali di dare alloggio a una famiglia nomade.”

Gabi Zimmer ha inoltre esposto le due principali richieste del Gruppo alla nuova Commissione:

“La Commissione precedente, in quanto parte della trojka, è stata direttamente responsabile dell’imposizione di tagli alla spesa pubblica e delle privatizzazioni che hanno gettato milioni di persone, soprattutto alla periferia d’Europa, in condizioni di disoccupazione e povertà. Vogliamo che la nuova Commissione abolisca la trojka e costruisca un’Unione sociale che dia priorità alla lotta contro la disoccupazione giovanile e agli investimenti sostenibili nelle infrastrutture per la creazione di posti di lavoro.

“Inoltre, sono ormai svariati anni che la Commissione negozia segretamente un Accordo sul libero scambio con gli Stati Uniti. Questo accordo, noto come TTIP, servirà soltanto gli interessi delle banche e delle corporazioni e non quelli dei cittadini. Chiediamo alla nuova Commissione di garantire la trasparenza e di rivelare immediatamente ai cittadini i contenuti dei negoziati.”

Fonte: http://www.guengl.eu/news/article/gue-ngl-news/serious-concerns-with-make-up-of-new-commission

Traduzione a cura della redazione


 

Brussels, September 10, 2014

Serious concerns with make-up of new Commission

As Jean-Claude Juncker proposed the new college of European Commissioners today, GUE/NGL President Gabi Zimmer said the new Commission must radically change direction if it is to fight unemployment and poverty and restore citizens’ confidence in the EU.

“The Commission Vice-Presidents will have greater responsibility; we won’t have 28 Commissioners only looking out for their own portfolio or their national interest. But why is there no ‘super Commissioner’ for the necessary dual task of economic growth and social and ecological minimum standards in order to reduce unemployment and poverty? We would have expected such a post to be created given the high level of youth unemployment and growing poverty,” said President Zimmer.

She outlined that the Group has several concerns with many of the Commissioners-designate:

“It is questionable whether Oettinger, the Commissioner-designate for Digital Economy and Society, will really act in the interests of citizens, given his track record as Energy Commissioner where he particularly represented the interests of energy companies on issues such as energy poverty. The oil industry will be pleased with the Energy and climate change portfolio nominee Miguel Canete, notorious for his links to oil companies as well as for sexist comments he made during a TV debate. And the Irish candidate Phil Hogan, nominee for Agriculture, tried to stop local authorities giving housing to a family from the traveller community.”

Gabi Zimmer also set out the Group’s two main demands on the new Commission:

“The previous Commission, as part of the Troika, was directly responsible for dictating cuts to public spending and privatisation that have thrown millions, particularly on the periphery of Europe, into unemployment and poverty. We want the new Commission to abolish the Troika and build a social Union that prioritises tackling youth unemployment and sustainable investment in infrastructure for job creation.

“In addition, for years now the Commission has been secretly negotiating a Free Trade Agreement with the United States. This agreement, known as TTIP, will only serve the interests of banks and corporations, and not the interests of citizens. We call on the new Commission to stand up for transparency and reveal the contents of the negotiations to citizens now.”

Source: http://www.guengl.eu/news/article/gue-ngl-news/serious-concerns-with-make-up-of-new-commission

Riunione informale dei ministri e segretari di Stato per gli affari europei, 28-29 agosto 2014

Intervento di Barbara Spinelli, primo vice-presidente della Commissione affari costituzionali del Parlamento europeo, 28 agosto 2014

È un buon segno che questa riunione apra le porte al Parlamento europeo, e che le apra in particolare alla Commissione affari costituzionali, perché è nell’assenza di una vera costituzione europea – tuttora latitante, a cinque anni dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della Carta dei diritti – che si riassume a mio parere l’essenza della crisi che attraversiamo. Non ho ricevuto dalla Commissione affari costituzionali un preciso mandato, anche se a nome del Presidente Danuta Hübner posso senz’altro indicare le sue priorità: cominciare a lavorare seriamente su quel che può essere fatto a trattato costante e su quello che esige, e presto, una sua revisione.

Approfitterò quindi di quest’occasione per esporvi alcune riflessioni, fatte a titolo personale.

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Con Alexis Tsipras, oltre la rabbia, oltre la paura

Testo del discorso tenuto alla manifestazione de L’Altra Europa con Tsipras in piazza Maggiore a Bologna, il 21 maggio 2014

Gra­zie Ale­xis Tsi­pras, per esser oggi con noi: a Torino, a Milano, ora qui a Bolo­gna, a pochi giorni dalle ele­zioni. La tua pre­senza ci dà forza. Anche la vit­to­ria del tuo par­tito alle muni­ci­pali ci dà forza: un’altra sto­ria è pos­si­bile, fino a ieri rite­nuta impos­si­bile.

Ti abbiamo visto in tele­vi­sione, pochi giorni fa. Tra tutti i can­di­dati eri senza dub­bio il migliore: l’unico che ha aperto una nuova pro­spet­tiva, l’unico che ha par­lato di cose spi­nose, euro­pee e anche ita­liane: delle deva­sta­zioni pro­dotte dall’ auste­rità, dei patti esi­stenti in Ita­lia fra Stato e mafia, dello svuo­ta­mento sem­pre più evi­dente della demo­cra­zia e delle costi­tu­zioni, qui da noi e in molti paesi d’Europa.

Ho spe­cial­mente apprez­zato il tuo accenno, in una rispo­sta al can­di­dato del Par­tito popo­lare Junc­ker, al ver­tice di Can­nes del 2 novem­bre 2011. Hai con­fer­mato i tanti pic­coli colpi di Stato — i tanti micro-infarti cere­brali della demo­cra­zia – che hanno avuto luogo nell’Unione da quando c’è la crisi. In quel ver­tice sono state decise, nel chiuso d’una ristretta oli­gar­chia euro­pea, i limiti che dove­vano esser messi alla demo­cra­zia e alla sovra­nità popo­lare in due paesi dell’Unione: Gre­cia e Ita­lia. In Gre­cia fu affos­sato un refe­ren­dum sull’austerità. In ambe­due i paesi si decise che non sareb­bero stati tol­le­rati governi rego­lar­mente eletti. Pochi giorni dopo — l’11 e il 16 novem­bre – cade­vano il governo greco e quello italiano.

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Ucraina: la verità vittima della guerra.
L’Europa ha qualcosa da dire?

di giovedì, maggio 8, 2014 0 , , , , Permalink

di Barbara Spinelli, Eleonora Forenza, Fabio Amato, Guido Viale

Come in tutte le guerre, la verità e l’informazione sono vittime designate. Il caso ucraino non fa eccezione. Si omette deliberatamente di dare notizia sull’uso di paramilitari nazisti al servizio del governo di Kiev, così come dei tragici eventi accaduti ad Odessa (46 persone disarmate uccise in un vero e proprio pogrom antirusso, imputabile alle milizie filogovernative di Pravyi Sektor, Settore di Destra). Criminale è l’aver fomentato, soprattutto da parte degli USA, una guerra civile e aver sdoganato in Europa forze naziste, che speravamo di aver cancellato definitivamente dal futuro dell’Europa.

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I dieci punti della Lista L’Altra Europa con Tsipras

di Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale

«Siamo radicali perché la realtà è radicale»
Alexis Tsipras

Quando diciamo che siamo per un’Altra Europa, la vogliamo davvero e non solo a parole. Abbiamo in mente un ordine politico nuovo, perché il vecchio è in frantumi e non può essere rammendato alla meno peggio. I nostri candidati, e i nostri europarlamentari, non s’accontenteranno più della risposta: «L’austerità ce l’impone l’Europa», oppure «Non ci sono i soldi». In soli due anni, tra il 2009 e il 2011, i governi UE hanno versato o dato garanzie alle banche private per oltre 4.000 miliardi di euro. E’ un loro dovere trovare 100 miliardi l’anno per ridurre la vergogna della disoccupazione. E’ anche un loro interesse, se mai volessero capire le lezioni degli anni ’20 e ’30, quando in Europa milioni di disoccupati senza speranza, artigiani senza lavoro, imprenditori falliti, esasperati dall’inettitudine dei loro governi, cedettero alle lusinghe dei regimi totalitari.

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