Frontex e l’uso di armi da fuoco

di lunedì, settembre 26, 2016 0 , , Permalink

Barbara Spinelli e 41 deputati del Parlamento Europeo chiedono a Frontex di mettere fine all’utilizzo di armi da fuoco per fermare imbarcazioni con rifugiati a bordo

Barbara Spinelli, insieme a 41 deputati del Parlamento europeo, lo scorso 23 settembre ha inviato una lettera al Direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, e per conoscenza alla mediatrice europea Emily O’Reilly e al Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muižnieks.

La lettera, scaturita da un rapporto pubblicato da The Intercept il 22 agosto scorso, denuncia l’uso ricorrente di armi da fuoco da parte della guardia costiera degli Stati membri, con lo scopo di fermare imbarcazioni guidate da presunti trafficanti nel quadro delle operazioni di Frontex. In simili operazioni, la vita e l’incolumità dei rifugiati a bordo è pericolosamente messa a rischio.

«Considero estremamente grave che tra le regole di ingaggio per fermare imbarcazioni in mare sia previsto l’uso di armi da fuoco. Vorrei ricordare che nel 2014, in un’operazione di Frontex nei pressi di Chios, diversi migranti furono feriti e un minore venne ucciso dopo che le guardie costiere greche aprirono il fuoco», ha dichiarato l’eurodeputata.

Per questo motivo, Barbara Spinelli domanda al Direttore esecutivo di Frontex se l’Agenzia intenda continuare l’uso di armi da fuoco durante le proprie operazioni, e chiede chiarimenti su chi abbia il potere decisionale e dunque la responsabilità di emettere l’ordine dell’utilizzo di armi da fuoco nel caso di operazioni congiunte con Stati terzi.

Voto contrario al parere della Commissione LIBE sul Budget dell’Unione per il 2017

di mercoledì, agosto 31, 2016 0 , , Permalink

Bruxelles, 31 Agosto 2016

 Il 31 agosto, la Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo riunita a Bruxelles ha adottato il parere sul progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2017. La Commissione Bilancio (BUDG) del Parlamento Europeo negozierà nelle prossime settimane col Consiglio dei ministri il bilancio dell’Unione basandosi sulle raccomandazioni dell’opinione della Commissione LIBE.

Relatore ombra per il gruppo GUE/NGL: Barbara Spinelli.

Dopo il voto, Barbara Spinelli ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Oggi la Commissione LIBE ha adottato il parere sul progetto di bilancio generale dell’Unione europea per l’esercizio 2017.

Il rapporto presenta numerose debolezze a mio parere gravi. Sono infatti passati, malgrado il voto negativo del mio gruppo, paragrafi a favore dell’ulteriore rafforzamento delle politiche securitarie dell’Unione e dei controlli delle frontiere esterne. È stato proposto anche l’aumento del budget di Frontex (chiamato ora “Guardia Costiera Europea”) ed Europol.

Accolgo invece con piacere l’adozione di una serie di miei emendamenti riguardanti in particolare la necessità di equità, trasparenza e pubblicità dei fondi Europei. Un emendamento invita la Commissione a separare, in tutti i futuri progetti di bilancio, le spese per il rafforzamento di strategie di rimpatrio eque ed efficaci dalle spese per la migrazione legale e la promozione di un’effettiva integrazione dei cittadini di paesi terzi; un altro sottolinea la necessità di aumentare il bilancio destinato alle politiche contro la discriminazione e a favore dell’uguaglianza e chiede che sia destinato un finanziamento specifico per contrastare la crescita di antisemitismo, islamofobia, afrofobia e antiziganismo negli Stati membri e che l’Unione sostenga i progetti volti all’emancipazione delle donne delle comunità interessate. Una serie di emendamenti evidenziano che i fondi dell’Unione non devono essere usati in progetti che possono ledere i diritti  delle persone, ragion per cui ho chiesto e ottenuto che gli aiuti allo sviluppo non siano condizionati ad accordi di riammissione dei migranti e che i fondi europei non vengano distribuiti a regimi dittatoriali.»

I pericoli della Guardia costiera e di frontiera dell’Unione

COMUNICATO STAMPA

Bruxelles, 21 aprile 2016

Barbara Spinelli, deputata del gruppo GUE/NGL, ha presentato emendamenti al Regolamento della Commissione europea sulla Guardia costiera e di frontiera europea

«Ritengo che questa Agenzia rappresenti un pericolo perché riorganizza Frontex riproducendone tutti i difetti», ha affermato Barbara Spinelli, «e ne estende risorse e competenze senza alcuna garanzia di controllo democratico, affidandole compiti di controllo e chiusura delle frontiere esterne europee: compiti che l’Agenzia è chiamata ad assolvere – dentro l’Unione e perfino in Paesi Terzi – con propri funzionari di collegamento, “anche contro la volontà degli Stati membri».

«Ho co-firmato emendamenti che rifiutano la proposta e ho presentato al contempo vari emendamenti correttivi», ha continuato la deputata del GUE/NGL, «nella speranza di limitare sia i poteri sia le competenze della Guardia costiera e di frontiera europea. Tra gli altri, ho presentato emendamenti che non permettono all’agenzia di intervenire senza il consenso dello Stato membro, che si oppongono alla possibilità per la Guardia costiera e di frontiera di ricoprire un ruolo attivo nella cooperazione con i Paesi terzi (in sostanza, di occuparsi di politica estera) e contro i forti poteri di rimpatrio che le vengono riconosciuti dalla proposta della Commissione».

«Ho inoltre proposto di rafforzare i paragrafi che riguardano la responsabilità civile dell’Agenzia per i danni causati durante le operazioni, e chiesto il rafforzamento delle disposizioni sulla creazione di un meccanismo di denuncia indipendente, efficace e accessibile per ogni persona che abbia subito una violazione dei diritti da parte dell’Agenzia. Ho infine domandato il rafforzamento del ruolo del responsabile Frontex per i diritti fondamentali e del forum consultivo cui partecipano varie ONG, e chiesto che un ruolo speciale sia affidato al Mediatore Europeo, ufficio che indaga sui diversi casi di cattiva amministrazione».

«La proposta di regolamento, che dovrebbe essere sottoposta al voto nei prossimi mesi presso la Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni e votata in plenaria prima dell’estate, ha ricevuto ampio sostegno politico dai partiti maggioritari nel Parlamento, ragione per cui ho ritenuto che il lavoro di emendamento fosse necessario per limitare i danni», ha concluso Barbara Spinelli.


Si veda anche:

Il documento contenente i 100 emendamenti presentati da Barbara Spinelli (file .doc)

Death by (Failure to) Rescue

Il 18 aprile 2016 è stato pubblicato lo studio Death by Rescue, The Lethal Effects Of The EU’s Policies Of Non-assistance At Sea (“Morte per soccorso: gli effetti letali delle politiche marittime di non assistenza dell’Ue”) realizzato dai ricercatori Charles Heller e Lorenzo Pezzani del Forensic Oceanography – Goldsmiths, University of London – in collaborazione con WatchTheMed all’interno del progetto sostenuto dall’Economic and social research Council ESRC “Precarious Trajectories”.

La prefazione è a cura di Barbara Spinelli. La versione inglese è apparsa anche su openDemogracy. Ne riportiamo qui la versione italiana.

Morti per mancato soccorso

Il 2016 sarà ricordato come l’anno in cui l’Unione europea avrà definitivamente rotto il patto di civiltà su cui fu fondata dopo la seconda guerra mondiale. Per anni, dopo il grande naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, ha consentito tacitamente alla morte in mare di migliaia di profughi in fuga verso le coste europee, non essendo stata capace di organizzare vie sicure e legali di accesso all’Unione. Quest’anno, nel 2016, ha compiuto un ulteriore passo verso la barbarie: non solo ha chiuso le frontiere interne, smantellando lo spazio Schengen, ma ha coscientemente deciso di rispedire i rifugiati nelle zone di guerra da cui erano precipitosamente fuggiti e da cui fuggono ancora. Non può essere interpretato in altro modo l’accordo stipulato con il governo turco il 20 marzo 2016, che consente il rimpatrio in massa di profughi che riescono a raggiungere la Grecia.  Migliaia di questi rimpatriati vengono rispediti dal regime Erdogan nelle zone di guerra siriane da cui erano inizialmente scappati: una deportazione che viola le leggi nazionali, europee e internazionali.  Il lavoro sporco viene affidato all’alleato turco, ma è l’Europa in prima persona che si rende responsabile del refoulement collettivo, dando vita alla mortifera triangolazione dei rimpatri.

Il modo di procedere dell’Unione sarà giudicato, un giorno, come crimine contro l’umanità. Sarà anche stato inutile, perché chi prende la via della fuga da guerre e dittature non smetterà di fuggire. Chiusa la rotta balcanica, per forza di cose si aprono o riaprono altre vie di fuga: a cominciare dalla rotta del Mediterraneo centrale, che porta alle coste siciliane e di Lampedusa. Le politiche europee sono al tempo stesso criminogene e del tutto dissennate: non sono i trafficanti a pagarne il prezzo, ma i profughi e l’Europa tutta intera.

L’Europa paga un prezzo alto in termini di prestigio politico e morale, e il progetto unitario nato nel dopoguerra viene spezzato. Gli incentivi a restare insieme e solidarizzare diminuiranno, le destre estreme e i razzismi profitteranno dello sconquasso.  Per l’occasione va ricordato che la Grecia, messa in ginocchio economicamente da sei anni di inane austerità, è stata lasciata sola e senza soldi anche sulla questione rifugiati. Il circolo vizioso è diabolico: se gli hotspot nelle isole greche non sono in grado di accogliere degnamente e registrare i fuggitivi, è perché l’Unione non assiste economicamente Atene, con la scusa che gli hotspot e i centri di accoglienza e registrazione non sono organizzati e funzionanti come dovrebbero essere. Ma se questi ultimi non lo sono, è perché i soldi non arrivano. È il cane che si morde la coda.  A ciò si aggiungano i muri eretti ai confini tra Grecia e Repubblica ex jugoslava di Macedonia (Idomeni) e il rifiuto di quasi tutti gli Stati Membri dell’Unione (Portogallo escluso) di ricollocare nei propri paesi i fuggitivi approdati vivi in Grecia.

Non va dimenticato in questo quadro la menzogna che circola nei paesi dell’Unione a proposito dei rifugiati. Si parla di invasione, di esodo biblico verso l’Europa, quando basta studiare le cifre per scoprire l’evidenza: su 60 milioni di rifugiati nel mondo, un milione è fin qui giunto nei paesi dell’Unione. È appena l’1,2 per cento della sua popolazione. La maggior parte dei rifugiati siriani vive oggi in Libano, Giordania e Turchia.

***

Riassumo a questo punto le principali linee della mia azione politica nel Parlamento europeo. Il 3 ottobre 2014, a un anno dal naufragio di Lampedusa, andai nell’isola con una delegazione del gruppo parlamentare Gue/Ngl. Denunciai la sostituzione dell’operazione italiana Mare Nostrum con l’operazione Frontex Plus, poi rinominata Triton, che avrebbe svolto controlli e pattugliamenti, più che ricerche e salvataggi, senza avventurarsi in acque internazionali. Triton aveva l’evidente scopo di circondare l’Europa con un muro, e di ignorare le morti in mare di profughi e migranti. Si macchiò, sin dal 2013, di quello che Hermann Broch chiamò, dopo la fine del nazismo tedesco, “crimine di indifferenza”. «Vittime della guerra non sono solo gli esseri umani», dissi allora, «ma anche la verità e la legalità. Più precisamente, una serie di articoli della Carta europea dei diritti fondamentali, a cominciare dall’articolo 2 (il diritto alla vita) e dall’articolo 19 (il divieto di respingimento). Così come è violato il Trattato di Lisbona (articolo 80), che prescrive la solidarietà anche finanziaria tra Stati membri “ogni qualvolta sia necessario”».

Tuttavia Mare Nostrum non sarebbe stato sostituito né da Frontex Plus né da operazioni aggiuntive come Triton, Poseidon o Hermes. Semplicemente, non ci sarebbero più state missioni di search and rescue oltre le 12 miglia dalla costa. «Ne traggo due conclusioni» scrissi il 4 settembre 2014 rivolgendomi al direttore esecutivo di Frontex, Sig. Gil Arias-Fernandez, invitato a presentare le attività di Frontex nel Mediterraneo davanti alla Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo. «Primo: l’Italia è lasciata sola. Secondo: Mare Nostrum è finito, e ci saranno di nuovo morti nel Mediterraneo. Chiedo al dottor Fernandez se siete coscienti che queste sono le conclusioni cui tocca giungere, e che due articoli dei nostri Trattati sono violati: l’articolo 80 del Trattato di Lisbona, che prescrive la solidarietà e la distribuzione delle responsabilità anche finanziarie tra Stati Membri in caso di necessità, e l’articolo 19 della Carta dei Diritti fondamentali che vieta la politica di respingimenti».[1] Non ebbi risposta, e dopo l’Italia anche la Grecia, come abbiamo visto, è stata lasciata sola, con un’economia già frantumata dai memorandum economici della trojka.

Nei primi giorni del dicembre 2014, Klaus Rosler, allora direttore della divisione operativa di Frontex, scrisse una lettera a Giovanni Pinto, direttore centrale del Dipartimento dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere del Viminale, di cui si venne a conoscenza da indiscrezioni giornalistiche.[2] Roesler si diceva preoccupato «per i ripetuti interventi “fuori area” nel Mediterraneo oltre le 30 miglia marine dalle coste italiane». La pietra dello scandalo era un fatto accaduto un mese prima, il 20 novembre, quando il Centro operativo di controllo di Roma, dopo aver ricevuto una serie di richieste di soccorso in mare, diede istruzioni a un’unità di Frontex di recarsi sul posto per verificare l’eventuale presenza di imbarcazioni in difficoltà.

«Frontex ritiene che una telefonata satellitare non possa considerarsi di per sé un evento di search and rescue – si leggeva nella lettera – e raccomanda dunque che siano intraprese azioni per investigare e verificare, e solo in seguito, in caso di difficoltà, attivare un altro assetto marittimo. Frontex, inoltre, non considera necessario e conveniente sotto il profilo dei costi l’utilizzo di pattugliatori (offshore patrol vessel) per queste attività di verifica iniziale al di fuori dell’area». Una vera e propria lettera di richiamo, in cui l’allora direttore di Frontex avvisava che «le istruzioni impartite alle navi di portarsi in zone poste fuori dall’area operativa di Triton per prestare soccorso a imbarcazioni in difficoltà non sono coerenti con il piano operativo, e purtroppo non saranno prese in considerazione in futuro».

Scrissi in proposito una lettera all’appena nominato direttore di Frontex Fabrice Leggeri, mentre l’UNHCR rendeva noto che nel 2014 non meno di 3.419 persone erano morte nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. Chiedevo spiegazioni su quanto ammesso da Gil Arias Fernández, in un’intervista al giornale spagnolo “El Diario”: l’obiettivo di Frontex era «impedire gli ingressi clandestini […] dal momento che non ha un mandato per fare salvataggio in mare».[3] Anche in questo caso, non giunse risposta.

Nel primo fine settimana dell’aprile 2015, le autorità italiane comunicarono di aver salvato circa 2800 migranti e che le operazioni di salvataggio erano state condotte per lo più dall’Italia in acque internazionali, mentre l’operazione europea Triton aveva continuato a pattugliare l’area di trenta miglia dalle coste italiane, lontano dalla zona dove le barche in pericolo necessitavano aiuto.[4] Pochi giorni dopo, il 12 aprile, un barcone si capovolse causando 400 morti. Scrissi una lettera aperta ai Commissari Avramopoulos, Mogherini e Timmermans, cofirmata da 24 colleghi di diversi gruppi parlamentari (una cifra che sarebbe stata molto maggiore, se non avessimo avuto l’urgenza di inviare subito la lettera): chiedevamo un’assunzione di responsabilità europea nelle operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. «L’attuale situazione di emergenza continuerà a peggiorare. Nel frattempo, non una delle quattro aree che la Commissione europea ha enucleato per la prossima Agenda per la migrazione (attesa per maggio) affronta la necessità di concrete operazioni di search and rescue nel Mediterraneo».[5]

Pochi giorni dopo avvenne il naufragio del 18 aprile: più di 800 morti. Lanciai un appello firmato da numerosi intellettuali e attivisti in cui chiedevamo che la parola “urgenza” sostituisse la parola “emergenza”, dando alla realtà il nome che meritava. «Siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace. Il crimine non è episodico ma sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie prolungate»,[6] dicemmo allora.

Dall’inizio di luglio ripresero le morti in mare. A soccorrere i naufraghi, nel Canale di Sicilia, non c’era Frontex, non c’era l’Unione europea, ma le tre navi umanitarie private di Migrant Offshore Aid Station (Moas), Medici senza frontiere e Sea-Watch, assieme alle unità della Guardia costiera e della Marina militare italiana, e alle poche navi rimaste degli Stati membri, la cui appartenenza organica alla missione Triton era tutt’altro che chiara, poiché sui rispettivi siti governativi risultavano essere messe a disposizione dei singoli Stati, sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana. Lo stesso valeva per la nave irlandese LÉ Niamh, per la cui opera di salvataggio non si faceva riferimento all’operazione Triton-Frontex ma a «operazioni congiunte con la Marina italiana».

Guardando indietro – come il rapporto di Oceanografia forense impone di fare – si ha la misura di come in soli due anni e mezzo si sia passati dalle dichiarazioni ipocrite su Lampedusa all’indifferenza di fronte ai 350 bambini affogati in mare dopo Aylan, quasi si trattasse di una catastrofe naturale che non tocca la sfera della politica. Quanto più le istituzioni europee hanno parlato di diritti e di umanità, tanto più hanno proceduto verso una sottrazione di mezzi, uomini, assistenza finanziaria per il soccorso in mare, impegnandosi invece in accordi con Paesi terzi non affidabili dal punto di vista del rispetto dei diritti fondamentali (processi di Rabat e Karthoum), e nell’esternalizzazione del respingimento culminata con l’accordo UE-Turchia.

Vie alternative esistono, per affrontare la questione rifugiati e migranti. Occorre aprire corridoi umanitari sicuri e legali, capire che trafficanti e mafie proliferano in assenza di tali corridoi. Occorre mobilitare l’immaginazione politica per superare la gabbia imposta dal Regolamento di Dublino, assistere i paesi più esposti come Italia e Grecia, non criminalizzare i fuggitivi, i migranti, e le tante associazioni che cercano di garantire la loro incolumità e il loro diritto a fuggire da paesi resi invivibili da guerre e devastazioni di cui gli Europei, con l’amministrazione Usa, sono in buona parte responsabili, nell’ “arco del caos” che dall’Africa del Nord si estende sino all’Afghanistan. Occorre infine mettere in movimento il pensiero e le azioni, adottando una veduta lunga su quel che accade: l’Europa sotto i nostri occhi sta mutando, dobbiamo cominciare a vederla come un nuovo crogiuolo di popoli, sapendo che gran parte dei rifugiati sono destinati a restare con noi per lungo tempo e a divenire i nostri futuri con-cittadini. Si parla di crisi dei migranti, quando siamo alle prese con una crisi di rifugiati. Si parla di crisi, quando siamo di fronte a un’occasione – un kàiros – da non mancare.

[1] Interventi di barbara spinelli durante le riunioni della Commissione parlamentare libertà civili giustizia e affari interni

2] Triton: Frontex a Italia, troppi interventi fuori area

[3] Frontex reconoce que el salvamento de inmigrantes no es su objetivo tras otra tragedia en Lampedusa, «El Diario»17 febbraio 2015

[4] IOM Applauds Italy’s Weekend Rescue at Sea of 2,800 Migrants

[5] Per un Mare Nostrum europeo, 15 aprile 2015

[6] SOS Sterminio in mare, 22 aprile 2015


Si veda anche:

Statewatch.org

EU leaders ‘killing migrants by neglect’ after cutting Mediterranean rescue missions, «The Independent», 18 aprile 2016

Death by Rescue, rapporto sulle morti in mare, Vie di fuga, osservatorio permanente sui rifugiati

Rapporto sulla situazione nel Mediterraneo: raccomandazioni di voto per il gruppo

Strasburgo, 11 aprile 2016

Intervento di Barbara Spinelli (GUE/NGL) durante la riunione del gruppo politico GUE/NGL per presentare il rapporto sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell’UE in materia di immigrazione e le sue raccomandazioni di voto per il gruppo. La risoluzione sarà votata dal Parlamento Europeo il 12 aprile durante la seduta plenaria.

Il negoziato che si conclude in questi giorni è durato quasi un anno e mezzo, ed è stato difficile a causa del patto Popolari-Socialisti, i due gruppi cui appartengono i co-relatori. Avevo inizialmente pensato di consigliare il voto favorevole al rapporto, considerando rilevanti alcuni punti senz’altro positivi. Penso alla richiesta di azioni umanitarie europee di ricerca e soccorso, slegate da Frontex; al riconoscimento reciproco delle decisioni nazionali di asilo; alla protezione temporanea che contempla – è una novità – l’apertura di corridoi umanitari in cooperazione con l’UNHCR.

Da mesi, tuttavia, le politiche dell’Unione vanno in tutt’altra direzione e assistiamo a un degrado senza precedenti, di cui il rapporto non tiene completamente conto. Siamo di fronte a un accumulo di scelte, della Commissione e del Consiglio, che sanciscono al tempo stesso la chiusura delle frontiere come conditio sine qua non della sopravvivenza di Schengen e un’indifferenza di natura criminosa verso la sorte dei rifugiati.

La più decisiva di queste scelte è l’accordo con la Turchia. Un accordo che viola le Costituzioni nazionali, la Carta dei diritti fondamentali, la Convenzione di Ginevra. Non è escluso che sarà giudicato illegale dalle Corti europee. I colleghi della Commissione Libertà Pubbliche hanno potuto constatare di persona la sorda indifferenza della Commissione, quando interpellata in proposito. È il punto decisivo e discriminante, a mio parere: se passa l’emendamento di condanna presentato dal nostro gruppo, il rapporto potrebbe salvarsi.

Altri elementi del degrado europeo, accanto all’accordo con la Turchia: la chiusura della rotta balcanica – assieme alle violenze che persistono a Idomeni – i muri che si moltiplicano dentro l’Unione, gli hotspot dove i rifugiati tendono a esser imprigionati e maltrattati (a Lampedusa e Grecia), la lista di Paesi terzi sicuri, l’estensione dei poteri autonomi dell’agenzia Frontex (ridenominata Guardia Costiera), che affiancata a Eunavfor Med ottiene piena giurisdizione nei rimpatri, nei rapporti con i Paesi terzi, nella lotta al terrorismo: cioè in politica interna e anche estera.

Il rapporto Kyenge-Metsola avalla questo degrado, affermando alcuni diritti in maniera inedita ma omettendo di esaminare sia il passato (le guerre all’origine delle fughe, di cui siamo in gran parte responsabili) sia il presente e il futuro alla luce delle odierne politiche europee. La strategia del damage control che ho cercato di attuare come relatore ombra ha i suoi limiti. Un primo colpo l’ho ricevuto quando il lavoro che avevo fatto sugli emendamenti è stato annientato (168 correzioni elaborate con 25 Ong e esperti, buttate nel cestino con la scusa che il rapporto andava protetto da emendamenti dell’estrema destra).

Oggi, se rileggo il rapporto devo constatare che alcuni danni sono stati con nostro contributo limitati, e per questo non raccomanderei un No netto. Ma se alcuni nostri forti emendamenti non passano (sulla Turchia in primis, il che vuol dire in sostanza: sul non-refoulement), mi sento di raccomandare almeno l’astensione.

Rimpatri forzati: il compito del controllore può essere affidato al controllato?

Bruxelles, 25 febbraio 2016

Intervento di Barbara spinelli nella mini-plenaria di Bruxelles, sul punto “Relazione sulla relazione annuale concernente le attività del Mediatore europeo nel 2014”, alla presenza di Emily O’Reilly, Mediatore europeo

Ringrazio l’Ombudsman per le inchieste sul rispetto dei diritti nelle politiche europee. Vorrei concentrarmi sui rimpatri forzati di migranti, gestiti da Frontex, alla luce di arrivi sempre più numerosi, di un’Unione sempre più chiusa, e di accordi con Paesi indifferenti al diritto come la Turchia. Lei giustamente ha chiesto che Frontex istituisca meccanismi di denuncia delle violazioni di diritti risultanti dal suo operato. Le vorrei chiedere se il compito del controllore possa essere affidato al controllato. Se sia sufficiente chiedere che Frontex garantisca “il rispetto del benessere dei rimpatriati nei voli di ritorno.” Benessere è parola vaga. Se non sia il caso, per le Guardie di frontiera, di prevedere la possibilità di denunce anonime o di ONG, e di ricorsi in appello quando le denunce sono considerate inammissibili.

I cittadini davanti ai poteri di Frontex

Bruxelles, 10 novembre 2015. Intervento di Barbara Spinelli in occasione della Riunione congiunta delle Commissioni Petizioni e Libertà civili, giustizia e affari interni.

Punto in Agenda:
Rapporto di iniziativa relativa a Frontex, a seguito della Relazione speciale del Mediatore europeo (Emily O’Reilly).

Relatori: Roberta Metsola (PPE – Malta), Ska Keller (Verdi/ALE – Germania)

  • Esame del progetto di relazione
  • Fissazione del termine per la presentazione di emendamenti

Desidero evidenziare due tematiche, a mio avviso importanti, che dovrebbero essere inserite nella Relazione in esame.

Il primo punto, su cui non mi soffermerò in quanto già esaustivamente considerato prima di me dalla collega Laura Ferrara (Movimento Cinque Stelle), concerne il diritto al ricorso dei migranti, di cui questi ultimi devono potersi avvalere soprattutto se provenienti dai cosiddetti “paesi sicuri”.

Riguardo al secondo punto, ritengo sia essenziale che la Relazione richiami l’articolo 263 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, il quale prevede che la Corte di Giustizia eserciti un controllo di legittimità sugli atti degli organi o organismi dell’Unione (Frontex, in questo caso) destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi.

L’applicazione dell’articolo 263 permette in effetti di salvaguardare e rafforzare un principio fondamentale della democrazia costituzionale: quello secondo cui più poteri vengono istituiti, più il cittadino è tutelato. In tal caso, un potere supplementare di controllo e monitoraggio viene attribuito al giudice.

Lettera di denuncia in seguito al rimpatrio forzato di venti donne nigeriane

COMUNICATO STAMPA

Barbara Spinelli, eurodeputata al Parlamento Europeo GUE/NGL, denuncia l’operazione di rimpatrio di venti donne nigeriane potenziali vittime di tratta effettuata il 17 settembre a Roma.

Bruxelles, 15 ottobre 2015

Dopo il rimpatrio forzato di circa venti donne nigeriane vittime di tratta, avvenuto il 17 settembre a Roma, Barbara Spinelli ha inviato una lettera di denuncia al Viminale, all’agenzia europea Frontex e, per conoscenza, all’Ombudsman e al sottocomitato Onu contro la tortura.

Le donne soggette a procedura di rimpatrio facevano parte di un gruppo di sessantanove nigeriane soccorse in mare, sbarcate a Lampedusa e Pozzallo e condotte nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria (Roma) il 23 luglio scorso. Tutte avevano dichiarato di aver subito violenza dall’organizzazione Boko Haram, o di essere state comprate da trafficanti per poi essere vendute sul mercato europeo della prostituzione. Tutte avevano subito ricatti psicologici e molte portavano il segno di cicatrici, ustioni e torture inflitte dai loro aguzzini per essersi ribellate.

Continua a leggere

Migranti salvati in mare, ma dov’è finito Triton?

Articolo di Barbara Spinelli apparso su «Il Fatto Quotidiano» del 25 luglio 2015.

Il testo è stato inviato come promemoria ai membri del Gue, ai relatori e co-relatori del rapporto “Situazione nel Mediterraneo e necessità di una visione olistica dell’immigrazione”, e al Presidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, Claude Moraes. Qui la versione inglese.

Dopo il naufragio del 18 aprile, l’Unione si impegnò a intensificare l’attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, e il 25 maggio l’agenzia europea Frontex annunciò la firma del nuovo piano della missione Triton che, con maggiori mezzi e fondi, avrebbe portato soccorso a 138 miglia marittime a sud della Sicilia, quasi quintuplicando il proprio raggio d’azione.

Durante il periodo estivo, in cui normalmente si assiste al picco degli sbarchi, “Triton schiererà 3 aerei, 6 navi d’altura, 12 pattugliatori e 2 elicotteri”, affermò il direttore esecutivo Fabrice Leggeri, “così da sostenere le autorità italiane nel controllo delle frontiere marittime e nel salvataggio di vite umane”. Pareva che le navi di numerosi Stati membri avessero dato vita a una missione umanitaria, una sorta di Mare Nostrum europeo, e in giugno non si registrò nessuna morte per naufragio. Ma i tempi d’impegno erano circoscritti a poche settimane. A fine mese, dopo aver salvato più di tremila naufraghi, la Marina britannica ha ritirato la nave da guerra Bulwark, che poteva caricare fino a 800 persone, e l’ha sostituita con la nave oceanografica Enterprise, che può caricarne 120. Dopo il 30 giugno sono scomparse anche le navi tedesche Schleswig-Holstein e Werra.

Dall’inizio di luglio sono riprese le morti in mare. Almeno dodici persone sono annegate nel naufragio di quattro barconi nel Canale di Sicilia e più di cento cadaveri sono stati recuperati dalla Guardia costiera libica nel tratto di mare antistante Tripoli, nel sostanziale disinteresse dei media.

Continua a leggere

Sea rescue: where is Triton?

di sabato, luglio 25, 2015 0 , Permalink

A somewhat shorter version of this text, titled Migranti salvati in mare, ma dov’è finito Triton? appeared on July 25, 2015 on the Italian newspaper «Il Fatto Quotidiano».

After the shipwreck occurred on April 18, the European Union committed itself to intensify search and rescue operations in the Central Mediterranean [1] and, on May 25, the European Agency Frontex announced the signature of a new plan for the Triton mission aimed at providing assistance – with an increased availability of technical and financial resources – up to 138 nautical miles south of Sicily, almost quintupling its operational area.

Fabrice Leggeri, Executive Director of Frontex, has affirmed that, during the peak summer, Triton will deploy 3 airplanes, 6 Offshore Patrol Vessels, 12 patrol boats and 2 helicopters in order “to support the Italian authorities in controlling its sea borders and in saving lives, too many of which have already been tragically lost this year”. [2]

For a while, it seemed that several Member States, through the deployment of their own vessels, had organised a humanitarian mission – a sort of European Mare Nostrum – and in June no deaths by shipwreck have been registered. However, this commitment was limited to a few weeks. At the end of June, after having saved more than 3,000 refugees, the British Navy has recalled its warship Bulwark I – with the capacity to hold up to 800 people – replacing it with the Oceanographic vessel Enterprise, which can hold 120 people [3]. After June 30, even the German ships Schleswig-Holstein and Werra disappeared.

Since the beginning of July we see again people dying in the sea. At least 12 persons drowned in the shipwreck of four boats in the Channel of Sicily [4] and more than 100 dead bodies have been retrieved by the Libyan Coast Guard off the coast of Tripoli. [5] All that occurred in the substantial indifference of the media. Frontex and the European Union did not take part in rescue operations that, instead, have been carried out by three private humanitarian ships of the Migrant Offshore Aid Station (MOAS), [6] Médecins Sans Frontières and Sea-Watch, together with units of the Italian Coast Guard and the Navy and the few ships remained among those made available by the Member States. It is not clear whether the latter are part or not of the Triton mission, since the official governmental websites specify that those ships have been made available by the single States under the coordination of the operations centreof the Italian Coast Guard. The same ambiguity surrounds the “status” of the Irish ship LÉ Niamh: there is no reference to the Triton-Frontex mission with regard to its rescue operations but, instead, to”joint operations carried on with the Italian Navy”. [7]

The situation described by the crew of the German NGO Sea-Watch – which saved with its ship 587 persons in six days – is worrying: “Not a single day passed out here without a rescue mission […] We would like to thank very much the organizations MSF (Doctors Without Borders) und MOAS, who also do excellent work here, for the fantastic cooperation […] but we do ask ourselves what the ships of the EU mission Triton and Eunavfor Med are actually doing. We have not seen them here! […] The European Union does not seem to take sea rescue seriously […] We feel left alone by the European Union and the Federal Government”. [8]

It would appear that the first of July there has been a hand-over from the Triton operation to the Eunavfor Med mission but nobody is still aware of its details; as far as we know this choice has created an operational vacuum full of consequences – as demonstrated by the today’s shipwreck in which more than 40 persons have lost their lives off the Libyan coast – that in the next weeks could lead to the loss of other human lives. All the warning signals are in front of us though these are ignored by the media:

On July 2, the ship Dattilo of the Italian Navy rescued 904 migrants and escorted them to the harbour of Reggio Calabria. [9]

On July 9, the Italian Coast Guard retrieved 12 corpses and rescued 500 shipwrecked persons.[10]

On July 14, the Libyan Coast Guard retrieved more than 100 corpses of Sub-Saharan migrants in front of the coasts of Tripoli. [11]

On July 16, the ship Dattilo rescued 835 persons – for the most part originating from Sub-Saharan countries and departed from Libya – during four consecutive shipwrecks in the Channel of Sicily. [12]

On July 17, a patrol boat of the Coast Guard, coming from Lampedusa, saved 200 migrants.

On July 19, the ship of Médecins Sans Frontières saved 129 persons, among whom there were 13 women and 12 children. [13]

On July 22, the ship LÉ Niamh of the Irish Navy escorted 370 shipwrecked persons to Palermo. [14] A patrol boat of the Italian Coast Guard saved 578 migrants and escorted them to Messina. [15] In Lampedusa, the Italian Coast Guard saved 414 migrants, including 4 infants, who were shipwrecked from four different boats. [16]

On July 23, the German warship Schleswig-Holstein has escorted to Augusta 283 refugees departed from Tripoli who were shipwrecked from three different boats. At least 40 people died. [17]

According to the statement made by Fabrice Leggeri on May 25, the Commission would have “provided Frontex with additional EUR 26.25 million to strengthen Operation Triton in Italy and Poseidon Sea in Greece from June 2015 until the end of the year”, [18] so tripling Triton’s resources. The Commission should clarify what happened with those funds and how have been spent; which and how many ships are currently operating in the Mediterranean and if there is a link with the Triton mission.

Do the activities of Frontex involve also the rescue operations carried out by the Italian Coast Guard and navy units of the single Member States? What relations do exist between the Triton mission and the Eunavfor Med mission in the light of the fact that, according to an “internal and confidential memo made in Brussels”, the new hotspot of Catania will be managed – as far as the coordination of the activities related to reception of migrants are concerned – by a team of four officials coming from Frontex and one from Europol, Easo and Eurojust respectively and will serve as a liaison for the anti-traffickers naval force in the Mediterranean Eunavfor Med? [19]

What kind of measures the European Union will adopt for not being responsible for other human catastrophes in the sea that could possibly occurduring the next few weeks in July and August?


[1]
Con decisione del Consiglio straordinario convocato il 23 aprile e successive delibere della Commissione e del Consiglio.

[2] Frontex expands its joint operation Triton, 26 maggio 2015.

[3] Gov.Uk, HMS Enterprise to replace HMS Bulwark in the Mediterranean, 22 giugno 2015.

[4] Canale di Sicilia, soccorsi quattro barconi. Morti almeno 12 migranti, 393 tratti in salvo, SiciliaMigranti, 10 luglio 2015.

[5] Cento morti sulle coste libiche, SiciliaMigranti, 15 luglio 2015.

[6] Voyage of the damned, The Mail of Sunday, 21 July 2015.

[7] Cfr.:
LE Niamh rescues over 360 migrants in Mediterranean
, The Irish Times, 20 July 2015.
Defence Forces Ireland;
Defence Forces Ireland.

[8] Sea-Watch, Situation report of the MS Sea-Watch after: 2nd operation: sea rescue of 587 people and request to the European Union to take over their responsibility for sea rescue, Berlin, 17 July 2015.

[9] La nave Dattilo trasporta 904 migranti a Reggio Calabria, Ministero dell’Interno, 2 luglio 2015. A bordo erano presenti “904 migranti provenienti da Marocco, Libia, Nigeria, Sudan, Eritrea, Somalia, Costa d’Avorio, Togo, Guinea, Siria, Palestina, Tunisia, Pakistan. Tra loro erano presenti 697 uomini, 147 donne (3 in stato di gravidanza) e 60 minori, 27 dei quali non accompagnati”.

[10] Immigrati: tragedia a nord Libia, 12 morti; 500 tratti in salvo, AGI, 9 luglio 2015.

[11] Bodies Wash up on Libyan Shore, Migrant Report, 14 July 2015.

[12] Migranti, 835 soccorsi dalla nave Dattilo nel canale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2015.

[13] MSF Sea Rescue.

[14] Mille migranti arrivati in Sicilia, 370 sbarcati a Palermo, La Repubblica, 22 luglio 2015.

[15] Ivi.

[16] Guardia costiera salva 414 migranti, Pupia Tv, 22 luglio 3015.

[17] Migranti, naufragio con decine di vittime al largo della Libia, La Repubblica, 23 luglio 2015.

[18] Frontex expands its Joint Operation Triton.

[19] Gli ispettori dell’UE in Italia contro le fughe dei migranti, La Stampa, 22 luglio 2015.